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Nuova direttiva per la parità di genere

La recente normativa europea impone che le aziende con più di 250 dipendenti, quotate in Borsa e con un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro o un patrimonio superiore a 43 milioni di euro, debbano garantire una rappresentanza femminile di almeno un terzo nei loro organi di gestione.

Un’analisi condotta da CRIF rivela che attualmente il 70% delle aziende ceche, indipendentemente dalle loro dimensioni, non presenta donne nei propri organi direzionali. Tuttavia, si notano variazioni significative tra i settori: nel campo sanitario e sociale, il 66% delle aziende presenta almeno una donna in posizioni di leadership, una percentuale simile si riscontra nel settore dell’istruzione. Al contrario, nel settore alberghiero e nella ristorazione, solo il 32% delle imprese è guidato da donne. In risposta a questa disparità, il governo ceco ha proposto una legislazione in linea con la direttiva europea per le società quotate. In base alla nuova legge promossa dal ministro degli Affari europei, le donne dovranno rappresentare almeno il 40% delle posizioni non esecutive nei consigli di amministrazione o almeno il 33% del totale dei membri, inclusi ruoli esecutivi e non. Questa direttiva mira a stabilire un equilibrio più marcato tra la presenza femminile e maschile negli organi direttivi e nei consigli di vigilanza e amministrazione. Al momento, solo Komerční banka, Moneta Money Bank e Philip Morris rispondono a questi criteri; altre aziende, come Kofola, Colt CZ e ČEZ, hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per conformarsi.

I dati emergenti dal Gender Equality Index 2023 indicano che la Repubblica Ceca si colloca al di sotto della media europea in termini di uguaglianza di genere, con un punteggio di 57,9 punti a fronte di una media europea di 70,2. In particolare, nella categoria “potere”, che misura l’equilibrio tra presenze femminili e maschili nei vertici aziendali, il Paese registra uno dei punteggi più bassi tra gli Stati membri dell’UE, con 30,2 punti contro una media di 59,1. Inoltre, la nuova proposta legislativa ceca si fonda sui dati raccolti dal Dipartimento per l’uguaglianza di genere dell’Ufficio del governo ceco e dal Dipartimento per le statistiche del mercato del lavoro e le pari opportunità dell’Ufficio statistico. Secondo questi dati, le donne, che costituiscono il 51% della popolazione, rappresentano solo il 49% della forza lavoro, con un gap occupazionale di 14,9 punti percentuali attribuibile agli impegni familiari che determinano l’interruzione della carriera. Secondo Andrea Linhartová Palánová, esperta in gestione delle risorse umane di PwC, “Anche se la nuova direttiva europea interesserà solo poche grandi aziende nella Repubblica ceca, sarà un passo nella giusta direzione. L’effetto che ne consegue può comportare un cambiamento necessario nell’approccio e le aziende possono così ispirarsi a vicenda”. Allo stesso tempo, ogni azienda deve stabilire le proprie regole e misure di protezione affinchè non si generino nuove disuguaglianze e discriminazioni, promuovendo così un equilibrio tra i sessi nel mondo aziendale.

L’uguaglianza di genere implica anche pari retribuzioni. Secondo le statistiche, in Repubblica Ceca il divario retributivo di genere medio è del 17,9%, superiore alla media europea del 13%. Nonostante una precedente riduzione, tale divario è notevolmente aumentato dal 2021, in parte anche a causa delle politiche adottate durante la pandemia e dell’incremento del salario minimo. Le differenze salariali sono particolarmente accentuate tra i manager ed i legislatori, seguiti da medici ed insegnanti, nonostante quest’ultimi siano settori a prevalenza femminile. Questo divario si amplia ulteriormente tra i lavoratori con istruzione universitaria e varia anche in base all’età; per esempio, tra i 45 e 49 anni, il divario raggiunge il 23,7%. Questo dato è spesso correlato al rientro delle donne dal congedo parentale e alla necessità di opzioni lavorative più flessibili causate dagli impegni familiari. In risposta a questa discrepanza, la nuova direttiva imporrà ai datori di lavoro l’obbligo di dichiarare esplicitamente lo stipendio negli annunci di lavoro e di fornire informazioni sul salario medio per posizioni lavorative simili, introducendo così maggiore trasparenza e promuovendo un’equità salariale.

Dunque, la parità di genere va oltre l’offrire par opportunità di carriera ed accesso alle posizioni dirigenziali; implica anche la garanzia di salari equi. Il “Global Gender Gap Report 2023” del World Economic Forum sottolinea che, mantenendo il ritmo attuale, la piena parità di genere non sarà realizzabile prima di 131 anni. Per tale motivo, è fondamentale accelerare il processo attraverso l’introduzione di nuove normative mirate a eliminare le disparità esistenti e a instaurare un contesto lavorativo veramente inclusivo ed equo.

Fonte: https://www.penize.cz/pracovni-pomer/454738-kvoty-na-zeny-ve-vedeni-se-blizi-kterych-firem-se-ty https://www.equalpayday.cz/

Immagine generata dall’AI

Fonte grafica: https://storyset.com/

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