
Il settore dei servizi alle imprese in Repubblica Ceca continua a crescere, ma sta cambiando profondamente il proprio modello di sviluppo. Nel 2026 si prevede che il comparto raggiungerà circa 214.000 occupati, distribuiti in 380 centri operativi. Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione dei Business Service Leader (ABSL), il focus non è più l’aumento del numero dei dipendenti, bensì il miglioramento della produttività attraverso l’automazione dei processi e l’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Gli investimenti esteri puntano sempre più sulle attività ad alto valore aggiunto
Negli ultimi 15-20 anni gli investimenti diretti esteri in Repubblica Ceca hanno progressivamente abbandonato il modello basato sulla grande manifattura, orientandosi verso settori a maggiore valore aggiunto come ricerca e sviluppo, tecnologie avanzate e servizi alle imprese. I dati confermano questa evoluzione: nel 2025 il 68% dei centri ha aumentato il proprio organico e il 64% prevede nuove assunzioni nel 2026. Parallelamente, però, l’80% delle aziende intende incrementare la produttività senza ampliare significativamente il personale, mentre il 73% sta accelerando i programmi di trasformazione digitale. Oltre la metà delle imprese, inoltre, investe nel rafforzamento delle capacità di analisi dei dati e di reporting.
Crescono le opportunità per i professionisti internazionali
Più del 40% dei lavoratori impiegati nei centri di servizi cechi proviene dall’estero. Di conseguenza, il mercato del lavoro si sta orientando verso profili sempre più qualificati, lasciando spazio a mansioni ad alto contenuto professionale rispetto alle tradizionali attività di back office. Le competenze oggi più richieste riguardano la progettazione dei processi aziendali, la data analysis, la gestione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale e la digital transformation. Non sorprende quindi che l’80% dei centri abbia già introdotto strumenti di AI nelle proprie attività.
Normativa sul lavoro: un ostacolo alla competitività
Nonostante la forte vocazione internazionale del settore, la normativa ceca continua a rappresentare un limite per molte aziende. Tra le principali criticità figurano l’impossibilità di svolgere lunghi periodi di lavoro da remoto dall’estero e le procedure ancora complesse per il rilascio di visti e permessi di lavoro ai cittadini extra UE. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la normativa entrata in vigore nell’ottobre 2025, che ha introdotto requisiti più stringenti per l’impiego di lavoratori stranieri, coinvolgendo anche i cittadini dell’Unione Europea assunti con contratti ordinari.
Un settore strategico per l’economia ceca
L’insieme dei comparti IT e dei servizi alle imprese impiega oggi circa 200.000 persone e genera 210 miliardi di corone ceche di salari ogni anno. Di questi, 90 miliardi vengono spesi direttamente nell’economia locale, mentre 24 miliardi confluiscono nelle casse dello Stato sotto forma di imposte sul reddito. L’impatto economico del settore va però ben oltre i dati occupazionali diretti: grazie al suo effetto moltiplicatore sostiene indirettamente altri 140.000 posti di lavoro. Nei prossimi anni la sfida principale sarà riuscire a coniugare innovazione tecnologica, diffusione dell’intelligenza artificiale e un quadro normativo più moderno, capace di rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro sempre più internazionale.
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